Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

01luglio
2023

Claudio Piersanti

Rizzoli

Lorenzo Righi, sulla sessantina, medico di successo in una clinica di lusso di una tranquilla e benestante città italiana, avrebbe di che essere soddisfatto della propria rassicurante temperatura esistenziale. Eppure, eppure. Innanzitutto il dottore è ipocondriaco, ovvero immagina ogni giorno di essere minacciato da chissà quale insorgente, subdola malattia. Forse proprio perché è medico, conosce i rovesci della salute, constatabili ogni giorno sui vecchi corpi e nelle vecchie menti dei suoi anziani pazienti ricchi sul viale del tramonto. E così una volta al mese il dottor Righi, complice il capo radiologo della clinica, si sottopone a un accuratissimo check up, accendendo tutte le macchine sofisticate possibili. E ogni volta il sorridente radiologo dice al collega: va là che sei sano, sanissimo. Ma Lorenzo riflette dentro di sé: sì, va bene, ma la prossima volta ? Il dottor Righi sembra inadatto alla quieta fortuna che gli arride, certamente risulta anafettivo e consuma rapidi e indifferenti amori senza nemmeno troppa frequenza. Non è felice, ecco. Senza apparenti motivi di non esserlo se non, forse, una aridità complessiva di testa e di cuore. E anche un difficilissimo rapporto con un padre fedifrago e in fuga. Quel che è certo è che il dottore non si diverte quasi più ("Forse per la prima volta anche Lorenzo sorrise. In effetti non sorrideva quasi più da tanto tempo, e le sue guance sembravano disabituate e sentì benissimo le pieghe del sorriso che le scavavano"). Questo è l'avvio e questa è l'atmosfera psicologica ed emotiva del romanzo fino ai suoi due terzi, in cui l'unica novità è il legame casualmente riallacciato con un antico amico riemerso, ricco e abbastanza spregiudicato in quanto ai piaceri della vita. Far i due scatta una complicità singolare, tesa a un salvataggio edonistico bizzarro, fra bagni notturni nella piscina del parco della villa, robuste bevute e anche qualche ricorso alle droghe. Qualche volta, un po' disfatti ma sensibili, i due ammirano l'immenso cielo stellato sopra di loro e non avendo più parole per dirlo si limitano a viverlo: "le parole dello stupore finiscono, lo stupore resta, muto e perfetto, più loquace di qualunque lingua." Ma come ogni felicità artificiale, si tratta di una felicità illusoria. Finché, a due terzi del romanzo, un giorno il dottor Lorenzo trova davanti al proprio uscio una ragazzina dalle gambe lunghe che sostiene di essere sua parente. Di più non diciamo: si addentri il lettore nella storia. Lì comunque avverrà una svolta e scopriremo che Lorenzo Righi, non sapendolo, aveva nostalgia e bisogno di un alone caldo, di un abbozzo anche abborracciato di tepore familiare, di una rassicurazione di nido. Forse per lui potrà avvenire una redenzione affettiva e tardiva. Claudio Piersanti, che nei suoi romanzi ci abitua alla trasformazione sapiente e quasi camaleontica della sua espressività stilistica (basterebbe confrontare, fra i suoi libri, due libri diversissimi fra loro come "La forza di gravità" e "Quel maledetto Vronskij""…), questa volta annota meticolosamente l'inadeguatezza alla felicità del protagonista, con una vivisezione psicologica ed esistenziale attentissima. E poi accende l'empatia di sangue nuovo e speranza perché spesso soltanto un inatteso incontro è portatore di ritmo nuovo e salvezza (viene in mente il celebre verso di Eugenio Montale: "un imprevisto è la sola speranza"). Il nuovo romanzo di Piersanti, con vivezza narrativa, non fa sconti sulla sovrabbondanza di scontento ma apre uno squarcio forte di avvenire dischiuso alla speranza.