Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

12aprile
2024

Il senso dell'arte secondo Giacometti. Vale per il dipingere, lo scolpire, lo scrivere. Il fare musica. Dunque anche per i libri belli e veri.

"Credo che, se si faccia poi scultura, pittura, o si scriva, è sempre per dare un certo senso di permanenza a ciò che fugge. Non si cerca solamente di vedere ciò che si vede, ma si cerca anche di dare a ciò che si vede un senso di permanenza, quasi di eternità"

Alberto Giacometti (1901-1966)

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23marzo
2024

"La lettura può essere, a qualsiasi età, un rifugio ideale per costruire o preservare uno spazio individuale, intimo, privato, un luogo 'altro'. Una stanza tutta per sé, come avrebbe detto Virigina Woolf, anche nei contesti in cui sembra che non vi sia alcuna possibilità di disporre di uno spazio personale".

Michèle Petit, "Elogio della lettura", Ed. Ponte alle Grazie

Immagine: Edward Hopper (1882-1967), Study of Jo Hopper Reading, Whitney Museum of American Art

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08marzo
2024

Il nostro Circolo dei libri ha una predilezione per Anton Cechov, sul quale fra l'altro abbiamo lavorato in una serie di incontri a distanza al tempo del COVID (ci aveva consolati e stimolati, come un compagno signorile e sensibile,pensoso e divertente al tempo stesso). Ecco su di lui il giudizio acuto di un altro scrittore russo, Vladimir Nabokov, che di Cechov ha colto l'ineffabile mix di malinconia e umorismo:

"I libri di Cechov sono libri per persone spiritose; vale a dire che solo un lettore con il senso dell'umorismo può realmente coglierne la tristezza. Ci sono scrittori il cui suono è una via di mezzo tra un risolino e uno sbadiglio... Ce ne sono altri in cui esso è una via di mezzo tra una risata di soppiatto e un singhiozzo - e uno di loro è Dickens. C'è anche quell'orribile tipo di umorismo introdotto dall'autore per cercare un momento di sollievo, puramente tecnico, dopo una scena tragica - ma è un trucco ben lontano dalla vera letteratura. L'umorismo di Cechov non corrisponde a nessuno di questi tipi; è puramente cecoviano. Le cose per lui sono insieme buffe e tristi, ma non potete accorgervi della loro tristezza se non cogliete la dimensione buffa, perché i due elementi sono legati tra di loro".

(Da: Vladimir Nabokov, "Lezioni di letteratura russa", Garzanti, 1987)

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10febbraio
2024

"Se vogliamo conoscere il senso dell'esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell'angolo più oscuro del capitolo, c'è una frase scritta apposta per noi".

Pietro Citati, "Il sogno della camera rossa", 1986

"I libri hanno valore soltanto se conducono alla vita, se servono e giovano alla vita, ed è sprecata ogni ora di lettura dalla quale non venga al lettore una scintilla di forza, un presagio di nuova giovinezza, un alito di nuova freschezza"

Hermann Hesse, Scritti letterari (edizione1972)

immagine: cortile Palazzo del Bo, Padova, XVI sec

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02febbraio
2024

Da "Come un romanzo", di Daniel Pennac:

"Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell'autore, uno stile che ci fa venire la pelle d'oca o viceversa un'assenza di stile non compensata da alcuna ragione per proseguire oltre. Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente. Il libro ci cade dalle mani?Lasciamo che cada."

Giudizio da condividere in pieno. Con una aggiunta: oltre alle mille ragioni per smettere di leggere un libro, ci sono almeno mille ragioni per non smettere di leggere un altro libro, altri libri.

Illustrazione: Hans Olaf Heyerdahl, Sguardo su Vinduet, 1881

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19gennaio
2024

"Un buon lettore, un grande lettore, un lettore attivo è un "rilettore"

Cosi scriveva Vladimir Nabokov, ed era nel giusto. Un buon libro è un libro che si può -e si vuole spesso- leggere un'altra volta, o più volte. Col passare del tempo il lettore appassionato si accorge di due cose. La prima è che nella sovrabbondante offerta dell'attualità editoriale ci sono molti, troppi libri. Già per una evidenza statistica, è impossibile che fioriscano cosi tanti libri belli o addirittura "capolavori" come strillano le fascette di copertina. La seconda cosa: prima o poi ci accorgiamo di quanti siano i libri forti, sicuri, che ci colpirono e segnarono e che sembrano aspettarci al varco di un ritorno, per essere incontrati di nuovo. Oltre a ciò, sappiamo bene, poi, quanti siano i titoli classici ben collaudati nel tempo che ancora aspettano che noi li conosciamo. Ben vengano, nondimeno, le novità di qualità, da scegliere con discernimento. Questa riflessione vale per i libri forti della letteratura "alta" ma anche per quelli, di lievità e finezza, detti di intrattenimento. Al di là dei generi e delle profondità, infatti, alla fine ci sono solo buoni libri e libri meno buoni, o cattivi. Nell'immagine: Paul Klee, "Libro aperto", 1930, tempera su tela preparata con laccaSolomon R. Guggenheim Museum, New York

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05gennaio
2024

CIRCOLI DI LETTURA INVERNO-PRIMAVERA 2024

Lunedì 5 e giovedì 8 febbraio 2024 a Bellinzona e Lugano:
Guy de Maupassant, “Racconti e novelle”, Garzanti
ci soffermeremo sui racconti “Pallina”, “La casa Tellier” e “La signorina Fifi”

Lunedì 4 marzo 2024 e martedì 5 marzo a Bellinzona e Lugano:
Guy de Maupassant, "Una vita", Rizzoli

Lunedì 8 e martedì 9 aprile, a Bellinzona e Lugano:
Arthur Schnitzler, “La signorina Else”, Adelphi

Lunedì 6 e martedì 7 maggio, a Bellinzona e Lugano 1 e 2:
Come sempre per l’ultimo appuntamento, lasciamo aperta la porta alla sorpresa.

Gli incontri si svolgono a Bellinzona presso l'Hotel Internazionale alle ore 20:00 e a Lugano i primi due incontri presso l'Hotel Splendide e in seguito all'Hotel Villa Castagnola, alle ore 16:30 e alle ore 20:00.

Per iscrizioni e informazioni:
info@circolodeilibri.ch
079 456 44 87


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22dicembre
2023

(m.f.) È Natale, lo si può dire e vivere in molti modi, tra memoria e tenerezza, incanto e malinconia, fede e feste. In libertà. Oggi evochiamo il tempo natalizio ricordando una bella canzone di Francesco De Gregori: “Natale”. La potete anche reperire via Internet, oggi chi cerca trova. È una canzone delicata, malinconica ma anche speranzosa. Nasce dentro un’aria di neve (come ci manca, oggi, qui!) nella timida attesa – illusa, disillusa, rilanciata – di qualcuno di amato che sta per tornare, insomma dovrebbe, chissà se arriva? Sarà l’innamorata, una vecchia fiamma, un affetto appena sbocciato da approfondire, una cara persona che ritorna? Ma il tempo di Avvento dice anche l’attesa del Mistero totale della vita, no? E allora si aspetta sempre, verso Natale, il bussare di qualcuno cui si vuole bene ma anche di qualcosa (qualcuno?) che sia il senso stesso di tutto il voler bene nostro e del mondo e di sempre. Basta discorsi, ecco alcuni di quei versi (poi se volete ascoltate tutta la canzone): “C’è la luna sui tetti c’è la notte per strada/e le ragazze ritornano in tram/ci scommetto che nevica, tra due giorni è Natale/ ci sommetto dal freddo che fa./ E da dietro la porta sento uno che sale/ma si ferma due piani più giù/ è un peccato davvero ma io già lo sapevo/ che comunque non potevi essere tu./ E tu scrivimi, scrivimi,/se ti viene la voglia/ e raccontami quello che fai/ se cammini nel mattino e ti addormenti di sera/ e se dormi, che dormi e che sogni che fai…/Qui la gente va veloce e il tempo corre piano/ come un treno dentro una galleria/tra due giorni è Natale e non va bene e non va male/buonanotte, torna presto e così sia”. E tu scrivimi. Che bello: se proprio non puoi venire, scrivimi. Dice ancora: “E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti/ per i conti che non tornano mai/ se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso/ quell’allegra tristezza che hai.”

immagine: Gabriele Münter, "Petit déjeuner des oiseaux", 1934

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04dicembre
2023

Pensieri e letture sullo strano incanto dell'inverno

(m.f.) Mi piace l’inverno. Tanto più se è freddo e nevoso (mi piacciono le stagioni con carattere: caldo d’estate, freddo d’inverno). L’inverno sfida l’uomo e il suo ingegno, molto più delle altre stagioni e lo ha sempre indotto a difendersene, sin da quando senza legna da bruciare e pellicce e lana con cui coprirsi, si moriva. L’inverno è però stato sempre anche la stagione in cui il gelo bianco dell’esterno dava valore all’alone di luce e al caldo salvifico dell’interno. Già nella notte dei tempi, davanti al fuoco, mentre fuori infuriavano bufere di neve, si raccontavano storie, fra incanto e paura.

Negli ultimi anni quando si avvicina l’inverno metto mano a tre libri che mi incuriosiscono sempre: perché la storia dell’uomo può essere letta anche attraverso quella dell’inverno. Lo ha fatto benissimo un importante storico svizzero, François Walter, dell’Università di Ginevra, in un suo saggio: “Hiver. Histoire d’une saison”, Payot (sarebbe bello tradurlo in italiano). Walter dimostra come d’inverno l’uomo abbia dovuto accendere intelligenza ed estro: tenere aperte strade e valichi, affrontare carestie e malattie aggravate dal freddo, riscaldare i luoghi dove sopravvivere: le caverne, le capanne, le case di sassi, legno e paglia. L’inverno ha sempre influenzato le imprese di uomini, eserciti e popoli (basti solo pensare alle disfatte di Napoleone e poi di Hitler nel gelo devastante dell’inverno russo). Da che esiste la storia umana, d’estate si poteva dormire sotto le stelle, bastava poco fuoco per cuocere il cibo e basta. D’inverno senza fuoco si moriva. L’energia era solo quella ed era appena fuori casa. Ma bisognava prepararla d’estate, come formiche. E certi boschi erano solo dei padroni e così altri boschi erano messi in comune (nelle nostre regioni alpine e prealpine le “vicinanze”, i patriziati). L’inverno ha insomma sempre sfidato l’uomo: si lottava.

C’è un altro libro: “Inverno, il racconto dell’attesa”, di Alessandro Vanoli, Il Mulino. Vanoli, scrittore e storico, racconta il rapporto fra gli uomini e l’inverno, accentuando l’approccio antropologico e riservando spazio anche alla cultura religiosa. L’inverno fu, soprattutto nel passato, il tempo del freddo buio crescente che impauriva. L’uomo ha innestato nel calendario, da novembre a dicembre, tutta la complessa ritualità delle sue celebrazioni antiche, pagane e cristiane (dall’ evocazione dei morti alla rinascita della luce nel solstizio invernale, alla celebrazione della nascita della “luce” di Cristo nella notte di Betlemme). L’Avvento, l’Attesa, sono una connotazione implicita e desiderosa della stagione più buia che va ricercando la luce e il calore. Esiste una intimità dell’inverno sociale e affettivo: “Il silenzio attorno, noi al caldo di un fuoco acceso. È la storia millenaria di una natura che trattiene il respiro.”

Altro libro, altro approccio: Adam Gopnik, in “L’invenzione dell’inverno”, Guanda, racconta il processo di mutazione della percezione dell’inverno lungo il filo dell’avventura umana. D’estate, nella civiltà contadina, si lavorava duro nei campi e sugli alpeggi. D’inverno il lavoro si riduceva, faceva buio presto, si stava accanto al fuoco, per risparmiare legna ci si radunava a gruppi familiari attorno a un unico focolare o nelle stalle al tepore delle mucche. E nascevano narrazioni di meraviglia e paura, sbocciavano pettegolezzi e amori, si combinavano fidanzamenti. Gopnik studia l’esperienza umana dell’inverno, parla degli esploratori che sfidavano nevi e ghiacci nella tormenta, della nostalgia e della ricerca del rifugio caldo. E dice che l’inverno comodo che piace a noi, quando stiamo al caldo a guardare dalla finestra la neve che cade, non è sempre stato così. L’inverno nuovo è stato “inventato” a poco a poco. Alla legna si sono aggiunti il carbone, il gas, l’elettricità, la nafta, le termopompe; il benessere ha addolcito la dura stagione. Lascio parlare l’autore: “In una poesia del 1785, “Sera d'inverno”, William Cowper parla del postiglione che arriva dalla modernità di Londra al suo cottage fuori mano per portargli il giornale pieno di notizie, descrive la sua lettura, seduto accanto al fuoco con accanto una tazza di tè caldo. È una scena incredibilmente moderna: un po' di teina in una mano, il giornale nell'altra e il fuoco acceso, mentre le notizie mantengono una confortevole e rassicurante distanza dalla città. Ora tutto il nuovo mondo della famiglia borghese, che condivide un focolare e un desco comuni, è mostrato più affascinante d'inverno che in qualsiasi altro periodo dell'anno.” Ha ragione la Lara del Dottor Zivago quando dice a una sua amica, in un pomeriggio di neve turbinosa: “Vieni da me a bere un tè. È bello, quando nevica, stare dentro, al caldo, a parlare di cose intelligenti.”

Immagine: Pieter Bruegel il Vecchio, "Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli"

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24novembre
2023

Leggete cosa scriveva Giulio Nascimbeni sulla memoria di libri nelle care dimore dell’infanzia e della giovinezza:

“La fila di volumi che mi sta davanti non è un qualsiasi scaffale: tra noi c’è una parentela, uno ‘stato di famiglia’. Ho conosciuto le mani che, oltre le mie, li hanno toccati; ho amato gli occhi che li hanno visti, le voci che ne illustravano la severità e la bellezza. Per considerarli libri da leggere o da rileggere come mille altri, avrei bisogno di persone che non ci sono più, dovrei sentire certi passi sul pavimento della stanza qui sopra. Forse è irriverente stabilire rapporti così limitati. I capolavori superano le frontiere delle epoche, e pare assurdo vincolarli a un privato destino di assenze, a un sussulto delle travi, a un chiaroscuro di legni e camini, a un suono metallico di brocche lungo le scale. I capolavori non sono un album, né una lapide, né il film impossibile del nostro passato. Eppure….”

(Tratto da “Il calcolo dei dadi”, un libro molto bello sulla letteratura, del 1984, edito da Bompiani, oggi purtroppo esaurito).

Gulio Nascimbeni (1923-2008) fu un grande giornalista, divulgatore eccezionale di letteratura, per anni responsabile della mitica Terza Pagina del Corriere della Sera. Negli ultimi anni della sua vita era tornato da Milano alla vecchia casa padronale della sua infanzia nel mondo contadino, nella campagna veneta, dove era cresciuto in mezzo a care persone e cari libri, e scopriva quanto una libreria privata, intrisa di storia e affetti, abbia un valore ineffabile, una patina cara che appartiene alla propria unica, irripetibile e decisiva storia. Aveva ragione, Nascimbeni: i libri possono stare ovunque. Importante è leggerli, non dove stanno. Ma qui si parla di certi libri, certi vecchi libri che stanno nelle case che ci appartengono (e noi apparteniamo ad esse) sia che ancora le abitiamo, sia che ormai ne siamo lontani ma esse ci sono sempre presenti. Sono le case che abbiamo amato, dove siamo nati e cresciuti, o anche antiche case di nonni con i loro mobili severi e le loro librerie scure dove stavano libri misteriosi. Pur riconoscendo che un grande libro vive per sé stesso, anche fuori dalla storia di una esperienza personale di lettura (persone, atmosfere, un tempo perduto, memorie care, un calore, uno struggimento, una nostalgia), scopriamo talvolta che quei libri che appartengono alla propria storia hanno un loro canto e incanto, “alla luce devota della fedeltà”, come scrive Nascimbeni: la loro esistenza, afferma, è anche “un’altra, sotterranea come le radici, custodita in corridoi disabitati, vicino agli armadi delle antiche lenzuola. Mi piace una frase che Gaston Bachelard dedicò alle dimore perdute: ‘Dove ha regnato una lampada, regna il ricordo’. Credo che sia lecito sostituire una parola: anche dove ha regnato un libro, regna il ricordo”. Come è vero. Che bella la visitazione di scaffali che furono vita.

Nell'immagine: Egon Schiele, Natura morta con libri, 1914

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Archivio

Una canzone per Natale

22 dicembre 2023

Libri nelle case amate

24 novembre 2023

Addio ad Anna Felder

17 novembre 2023

James Bond in Svizzera

10 novembre 2023

Amare i libri a scuola

13 ottobre 2023

Gocce di Nabokov

29 settembre 2023

Nostalgia d'amore perduto

22 settembre 2023

Letti a letto

15 settembre 2023

Rieccoci

2 settembre 2023

Donna con libro

20 maggio 2023

Appunti cecoviani

5 maggio 2023

"Rammendare

17 febbraio 2023

La vita che nasce

3 febbraio 2023

Come leggere?....

20 gennaio 2023

Capodanno con Leopardi

31 dicembre 2022

Una vedova poco allegra

25 novembre 2022

Letteratura

18 novembre 2022

Humor e veleni

14 ottobre 2022

Fate un confronto

19 settembre 2022

Penna rossa

22 luglio 2022

Buzzati, 50 anni dopo

15 luglio 2022

Omaggio a Micòl

8 luglio 2022

Yehoshua addio

18 giugno 2022

QUANTE VITE

1 aprile 2022

Anni '60 ribelli

25 marzo 2022

Libri, una dimora

11 marzo 2022

L'ultimo Yehoshua

26 febbraio 2022

L'amore di Zivago (2)

4 febbraio 2022

L'amore di Zivago

28 gennaio 2022

Capodanno

31 dicembre 2021

I LIBRI PARLANO DI NOI

27 novembre 2021

Il bello delle storie

5 novembre 2021

PERCHÉ SI SCRIVE...

8 ottobre 2021

Scrivere freddamente

24 settembre 2021

Bellezza, arte, scrittura

17 settembre 2021

Il fiuto del lettore

10 settembre 2021

La forza del lettore

27 agosto 2021

Guarda che luna

23 luglio 2021

Il mio primo libro

9 luglio 2021

Pagine in viaggio

18 giugno 2021

Ritratti americani

11 giugno 2021

Un romanzo ebraico

19 marzo 2021

Un epistolario inquieto

12 febbraio 2021

Un giallo comico

29 gennaio 2021

Il graffio di Sciascia

29 gennaio 2021

Commedia di qualità

15 gennaio 2021

Un'eco di Eco

15 gennaio 2021

Un "racconto perfetto"

24 dicembre 2020

Il fascino di Micòl

11 dicembre 2020

Pereira e Pareri (2)

27 novembre 2020

Pereira e Pareri

20 novembre 2020

L'arte secondo Bassani

30 ottobre 2020

Un Coniglio rivisitato

23 ottobre 2020

A lezione di desiderio

23 ottobre 2020

Un tenace amore

11 settembre 2020

Leggere e vivere

17 luglio 2020

L'ignoto ignoto

3 luglio 2020

I finali cambiati

26 giugno 2020

La serie continua

27 marzo 2020

Le storie degli altri

28 febbraio 2020

L'incipit di Snoopy

21 febbraio 2020

Bassani, 20 anni dopo

7 febbraio 2020

Racconti natalizi

13 dicembre 2019

Un re a Göschenen

13 dicembre 2019

Ragazzi tra le macerie

29 novembre 2019

Le braci. Una nota

8 novembre 2019

La brutta e la cattiva

8 novembre 2019

Assaggi di Simenon

4 ottobre 2019

Novità in libreria

27 settembre 2019

L'attesa della neve

20 settembre 2019

Il ritorno di Pedro Lenz

6 settembre 2019

Canicola in giallo

28 giugno 2019

Amarcord a Padova

17 maggio 2019

Ancora su Amos Oz

18 gennaio 2019

In morte di Amos Oz

4 gennaio 2019

Una ballata amorosa

4 gennaio 2019

Una collana natalizia

21 dicembre 2018

Natale di montagna

18 dicembre 2018

I 60 anni del Gattopardo

23 novembre 2018

Una ballata amorosa

9 novembre 2018

Una vita verso sera

12 ottobre 2018

Vite e servizi segreti

21 settembre 2018

Un nonno in affanno

17 agosto 2018

Storia di una ragazza

12 luglio 2018

I libri, la vita

23 marzo 2018

Angoscia e tenerezza

16 febbraio 2018

Perché leggere romanzi?

10 febbraio 2018

Circoli: un rinvio

28 novembre 2017

Un antipatico che piace

24 novembre 2017

Un cuore in battaglia

3 novembre 2017

Un bel romanzo tedesco

15 settembre 2017

Melodia della terra

8 settembre 2017

Un giallista di razza

1 settembre 2017

Scavi nella memoria

4 agosto 2017

Romanzo di montagna

7 luglio 2017

Un premio meritato

7 luglio 2017

Se si ama, si ama

4 maggio 2017

Letteratura in pericolo?

18 febbraio 2017

Il vecchio e il bimbo

17 febbraio 2017

La ragazza di Bube

27 gennaio 2017

Il cuore di Anna

20 gennaio 2017

BUON NATALE

23 dicembre 2016

La montagna incantata

2 dicembre 2016

Il Nobel alla canzone

14 ottobre 2016

Gialleggiamo

8 settembre 2016

Boris Pasternak

27 agosto 2016

La maestra dei racconti

15 febbraio 2016

LE VOCI DELLA SERA

18 gennaio 2016

"BENEDETI I ZORZI VILA!"

28 dicembre 2015

LIBRI SOTTO L'ALBERO

14 dicembre 2015

LIBRI PER NATALE

10 dicembre 2015

FIGURINE E FLAUBERT

26 ottobre 2015

DI NUOVO ANNE TYLER

31 maggio 2015

ANCORA SU ANNE TYLER

12 maggio 2015

EMMA COMPIE 200 ANNI

23 aprile 2015

SI RIPARLA DI"GIUDA"

13 gennaio 2015

ZIVAGO E' VIVO

13 gennaio 2015

LIBRI SOTTO L'ALBERO

20 dicembre 2014

UNA LETTRICE CI SCRIVE

16 dicembre 2014

AMOS OZ, DI NUOVO

23 novembre 2014

ANCORA SU AMOS OZ

19 novembre 2014

QUATTRO AMICI AL BAR

25 ottobre 2014

UN ROMANZO INTIMO

20 luglio 2014

FACCIAMOCI DUE RISATE

19 luglio 2014

QUIZ SUBITO RISOLTO

12 maggio 2014

NUOVO QUIZ

11 maggio 2014

200 ANNI PORTATI BENE

25 aprile 2014

UN GRAN BEL ROMANZO

16 aprile 2014

NUOVO QUIZ RISOLTO

15 aprile 2014

QUIZ SEMPRE APERTO

14 aprile 2014

QUIZ

11 aprile 2014

HUCK FINN, GIUSTO

9 aprile 2014

NUOVO QUIZ

8 aprile 2014

QUIZ RISOLTO

6 aprile 2014

NUOVO QUIZ

4 aprile 2014

RIECCOCI

20 marzo 2014

ANCORA SU ALICE MUNRO

12 novembre 2013

ANCORA SU "NEULAND"

8 novembre 2013

LETTORI

3 novembre 2013

DONNE CHE LEGGONO

30 ottobre 2013

ANNOTARE I LIBRI ?

26 ottobre 2013

RISCOPRIRE MALAMUD

24 ottobre 2013

QUANTO PIACE "STONER"!

23 ottobre 2013

ASPETTANDO MALAMUD

22 ottobre 2013

UNA PILA DI LIBRI

19 ottobre 2013

COME STANNO I LIBRI?

16 ottobre 2013

LEGGERE IN TRENO

15 ottobre 2013

MA L'HANNO LETTA?

11 ottobre 2013

AL PASSO CON IL NOBEL

10 ottobre 2013

LA FORTUNA DEI MEIJER

9 ottobre 2013

UN POTERE MAGICO

9 ottobre 2013

UNA BELLA NOTIZIA

6 ottobre 2013

COME UN ROMANZO

5 ottobre 2013

ELOGIO DEI CLASSICI

28 settembre 2013

RILEGGERE CASSOLA

25 settembre 2013

Fabiana (CLEB)

23 settembre 2013

VITA E DESTINO

21 settembre 2013

LA PROVA DEL LETTORE

19 settembre 2013

IL LAVORO DEL LETTORE

18 settembre 2013

UN PENSIERO CONDIVISO

16 settembre 2013

SETTEMBRE, ANDIAMO...

3 settembre 2013

LIBRI IN VALIGIA

14 giugno 2013