Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

16dicembre
2023

Arthur Schnitzler

Adelphi

“La Signorina Else”, di Arthur Schnitzler (1862-1931) fu pubblicato nel 1924. Chi è la Signorina Else? È una diciannovenne viennese di ottima famiglia, il padre è un famoso avvocato nondimeno in preda al demone del gioco d’azzardo. Else è la delicata figlia di una generazione viennese ancora tutta intrisa di aura asburgica al crepuscolo. La sorprendiamo in vacanza sulle Dolomiti, a San Martino di Castrozza, al seguito di una zia e di un cugino. Ancora ingenua e in boccio, appena appena morsa da vaghi desideri romantici e provvista di una blanda malizia, non priva di humor fresco, Else viene raggiunta da una lettera della madre da Vienna. La genitrice, in modo mellifluo, racconta alla figliola che il padre ci è ricascato con i rovesci al gioco, questa volta la cosa è gravissima, se non si riesce a racimolare una cospicua cifra il padre finirà rovinato per sempre. La madre, con affettuosità compiacente, dice alla figlia di sapere che proprio lì nell’albergo lussuoso di San Martino di Castrozza sta in vacanza anche il ricco signor Dorsday, il quale non disprezza i piaceri della vita, compreso il fascino femminile, ed è anche amico di famiglia. La madre suggerisce alla figlia di darsi da fare, chiedendo con gentilezza (e usando la propria grazia innata) al signor Dorsday di anticipare il denaro per salvare il padre. Else rimane stupita e un po’ turbata, prova a gironzolare attorno al signor Dursday per lanciare l’argomento; per farla breve il gentiluomo percepisce il fascino della ragazza fresca e intuisce la possibilità di trarre qualche vantaggio se decidesse di aiutare il povero avvocato viennese strangolato dai creditori. La storia ha un corso discreto, fatto di allusioni smozzicate, imbarazzi nascosti e turbamenti nel cuore giovane della ragazza. La quale è ancora candida, conosce poco delle malizie del mondo ma un po’ ne percepisce. La stupefacente modalità narrativa di questo romanzo breve, direi la vera novità stilistica dell’opera, sta nel fatto che tutto il testo è di fatto un unico monologo della ragazza, peraltro nemmeno parlato ma soltanto pensato. Else rimugina dentro di sé e si lascia andare in silenzio a un flusso liberamente disordinato di pensieri. Tutto quello che sappiamo di questa storia viene cavato fuori dalle elucubrazioni interiori, consce e inconsce, di Else, la quale in un torrente di pensieri affronta un primo dramma nella sua vita, in un’epoca in cui le giovani ragazze di famiglia ricca avevano quale unico destino un possibile matrimonio vantaggioso, senza nessun altro potere proprio. In sottofondo affiora la molestia potenziale di un certo genere di maschi gentili ma rapaci nei confronti delle donne, soprattutto quelle più fragili o indifese: una protervia nascosta sotto le buone maniere, un malvezzo che a quanto pare non è ancora stato estirpato nemmeno oggigiorno.

La signorina Else, diciannovenne viennese In vacanza sulle Dolomiti, è coetanea dei personaggi della “Montagna incantata” di Thomas Mann, e della Coscienza di Zeno” di Italo Svevo (due libri usciti nello stesso anno di quello di Schnitzler). Intorno a quegli anni nascono, si agitano e si dilatano nell’immaginario anche i personaggi della “Recherche” di Proust, dell’Ulisse di Joyce, del teatro di Pirandello, di altri grandi autori. Che anni, quegli anni! Tramortita l’Europa dalla tragedia della insulsa Prima Guerra, ecco nascere nelle pieghe di quello stordimento morale ed esistenziale la vivacità di una resistenza o rivoluzione delle arti, soprattutto nella pittura e nella letteratura. Tessute le giuste lodi, talvolta persino gonfiate dall’entusiasmo, per la novità di Zeno, la potenza di Mann, il tormento geniale di Proust, il pirotecnico ardimento sperimentale di Joyce, ecco che non si può dimenticare Arthur Schnitzler, viennese di radice ebraica, autore provvisto di una grande forza stilistica e di una grazia narrativa originale.