Elizabeth Strout
Einaudi
Elizabeth Strout ci offre qui una specie di “Gran finale“ di una sua lunga produzione narrativa con personaggi ricorrenti, che di volta in volta sono apparsi e riapparsi nei suoi romanzi. Un gioco abile. Ritroviamo per esempio Lucy Barton (già protagonista di altri suoi libri, i lettori fedeli lo sanno e che nel penultimo romanzo, (“Lucy davanti al mare”) in piena pandemia Covid era scappata da New York per rifugiarsi, assieme all’ex marito con cui ha re-incollato una convivenza, in una isolata dimora a picco sul mare nella costa ovest degli Stati Uniti. E chi ritrova in quella tranquilla realtà di provincia americana? Nientemeno che Olive Kitteridge, a sua volta protagonista, a pieno titolo o soltanto sullo sfondo, di altri suoi romanzi ben noti. Lucy Barton va a trovare Olive, ormai molto anziana, e da lei ascolta storie minuziose e curiose e delicatamente pettegole di vite, di vita, e a sua volta altre ne racconta. Ecco, questo “Raccontami tutto” è un romanzo fatto di storie raccontate e ascoltate, accese dalla memoria e versate nell’orecchio di chi le ascolta e infine nell’animo dei lettori. La Strout deve aver appreso la lezione di degli abilissimi sceneggiatori delle serie TV (ormai dilaganti) che spesso durano anni o addirittura decenni: fare apparire e riapparire sempre i personaggi già noti e amati dagli spettatori seriali. Ed ecco allora, forse un po’ forzatamente, che (oltre a Lucy e Olive) in questo romanzo riappaiono, più maturi negli anni, altri personaggi di altri buoni romanzi della Strout, come i fratelli Burgess oppure la madre e la figlia Amy e Isabel, e altri ancora. I lettori fedeli sorseggeranno con piacere questa rimpatriata di personaggi ben noti. Strout è Strout, e basta così, non si tocca. Una scrittrice di tempra narrativa sicura, una non fredda ma rigorosa osservatrice di trame esistenziali su sfondo civile, una specie di “ricercatrice” sul campo degli animi privati e sociali degli americani della middle class con tendenza verso la classe alta. Però in questo suo ultimo romanzo, forse – oso dirlo – la scrittrice appare un po’ semplificata, volutamente ridotta all’osso di un impressionismo minimalista pur con qualche accenno di sfondo ambientale e civile. La pandemia è appena terminata ma in giro ci sono ancora molti suoi segni, la società americana è anche turbata da una cattiva atmosfera politica e civile (l’ombra di Trump dopo quella del virus) e intanto la vita offre i suoi battiti privati e di piccola comunità, maturazioni affettive, percorsi amorosi, piccoli o grandi traumi d’infanzia da suturare, sempre nella mescolanza abile del filo drammatico con quello della tenerezza e del calore umano. Strout possiede ricco mestiere narrativo e sa scrutare molto bene l’animo umano in tensione e anche nelle piccole trasformazioni lievi della quotidianità. Però alla fine non è sempre detto che un romanzo, per essere molto letto, debba necessariamente assomigliare a una serie televisiva di successo.
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