Gary Shteyngart
Guanda
Ecco un romanzo che spiazza e intriga, e anche diverte seppure con una vena di allarmata malinconia: è un’avventura familiare dentro un futuro prossimo negli Stati Uniti, diciamo fra circa una ventina d’anni o anche meno. Gary Shteyngart, scrittore americano ma nato russo, segue con simpatia lo sguardo sul mondo di Vera, una bambina di 9 anni (per la quale il mondo poi si riduce alla famiglia, alla scuola, a qualche amica o amico). Ci sono due piste narrative bene intrecciate in questo bel libro singolare: una è la cosiddetta trama lineare, l’altra è l’ambientazione culturale e sociale. Proprio lo sfondo ambientale inietta nella storia un suo linguaggio, un suo codice espressivo da società americana avanzata, post- post moderna, in ogni caso post trumpiana senza che le tracce tardive dell’odierno Trump siano svanite del tutto. La storia, innanzitutto, appena abbozzata qui: Vera sta in una famiglia benestante progressista degli States, è intelligentissima e i suoi fieri e trepidi genitori la iscrivono a una scuola per superdotati. Vera è figlia di primo letto di suo padre, un russo ebreo diventato americano, un intellettuale buono ma pasticcione e un po’ perennemente in crisi. La madre, che la bambina non ha mai conosciuto, era coreana, e risulta sparita dalla scena. La cosiddetta matrigna Anne, progressista pura e un po’ volonterosamente fanatica, tipica americana bene (wasp: white, anglosaxon, protestant; ce ne sono a destra come a sinistra) vuole bene a Vera, la tratta come una figlia sua e come del resto tratta il proprio e più piccolo figliolo. Ma i due genitori, pur volendosi bene, litigano sempre; e Vera vorrebbe fare di tutto perché facciano pace. In più, comincia ad essere punta dal nostalgico e struggente desiderio di sapere qualcosa sulla sua vera madre scomparsa, e inizia le sue ricerche. Lo sfondo è un futuro prossimo, s’è detto. La spaccatura fra America conservatrice di casta pura e America liberal e progressista è sempre più netta. Anzi, a destra c’è una proposta di legge secondo la quale gli americani bianchi di successo che possono vantare una cittadinanza vecchia di duecento anni avranno un valore elettorale pari a un voto e mezzo invece che un solo voto come tutti gli altri. I progressisti insorgono, naturalmente. Nel frattempo l’Intelligenza Artificiale (IA) la fa ormai da padrona e invade tutte le sfere private e pubbliche e tecnologiche. Le automobili viaggiano da sole senza pilota e portano i bambini a scuola e i ragazzini possono dialogare con l’auto. Vera ha un amico importante che le hanno regalato, non è umano ma è una macchinetta tutta IA, e impersona un giocatore virtuale di scacchi il quale si chiama Kaspie (ironico riferimento al campione Kasparov) e gioca le partite con la bambina, battendola quasi sempre. Ma soprattutto Kaspie risponde a molte domande private, esistenziali di Vera e la consiglia, la mette in guardia, insomma è diventato un fidatissimo amico del cuore che lei consulta ogni sera nella propria cameretta. Per fortuna la ragazza ha anche una amica vera del cuore, una intelligente compagna di scuola giapponese. La forza spesso comica di questo romanzo sta nel linguaggio, nei dialoghi, tutti intessuti di espressioni “politically correct”, discorsi puliti, precisini, progressisti, permissivi, pacificamente severi; la mamma-bis è buona fino ad essere generosamente puntigliosa o noiosetta. Nel dissidio sociologico e culturale da classi alte fra la destra gelosa del proprio privilegio rassicurante americano e una sinistra liberal e multietnica e nutrita anche di belle utopie, si insinua il conformismo di un linguaggio politicamente corretto fino all’ossessione. Shteyngart non fa nessuno sconto ai radicalismi estremi e la sua prosa scoppietta di sarcasmo fine, caricaturale. Leggendo ci si diverte ma soprattutto ci rende empatici con Vera, che ha il diritto di conoscere la propria verità, e possibilmente di cercare di essere un po’ felice, a dispetto degli egoismi, dei radicalismi snob e delle macchine intelligenti.
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