Circolo dei Libri

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12maggio
2023

Thomas Mann

Einaudi

Esiste forse una inesorabile separatezza fra la sensibilità percettiva e creativa dell'artista (in ogni campo: letterario, pittorico, musicale) e la normalità quieta di una vita comune, diciamo media, senza genialità o vocazione d'arte? Questa estraniazione fra i due mondi esiste, quantomeno per Thomas Mann, che in questo racconto celebre condensa l'assillo che egli stesso coltivò di fatto per tutta la sua vita di scrittore grande e sensibile e persino maestoso da un lato e, dall'altro, di persona posata e borghese. Esiste, secondo Mann, un dissidio (magari sottile, spesso nascosto volutamente o inconsciamente) fra quella che può essere definita la diversità dell'artista e l'aspirazione alla solidità borghese, a una vita più comune, in qualche modo semplificata. Il quattordicenne Tonio Kröger, alter ego del giovane Mann e come lui figlio di padre borghese e ricco di Lubecca, nella Germania anseatica del nord, e di una madre che ha invece sangue latino, si è invaghito del compagno di classe Hans Hansen. L'invaghimento è di quelli che accadono fra adolescenti anche dello stesso sesso senza che vi sia un orientamento sessuale, ma noi sappiamo che la presenza di una inclinazione omoerotica in Thomas Mann, che pure prese moglie (amata) ed ebbe molti figli, è indubitabile e attestata da lui stesso nei suoi diari (e rintracciabile anche in risonanze nella sua opera). Ma qui la cosa non ha nessuna importanza al fine dello sviluppo psicologico del protagonista, perché la questione è tutta un'altra e sta proprio nella impermeabilità, secondo Mann, fra lo stato della creazione artistica e quello della vita cosiddetta normale. Tonio quattordicenne, appassionato e aspirante scrittore, si adombra perché si rende conto che Hans, biondo dagli occhi azzurri mentre lui invece ha capelli e occhi scuri presi dalla mamma, gli è sì amico ma in modo meno affezionato, meno sensibile, meno partecipe, più indifferente. Lui, più che alla letteratura, è interessato ai cavalli. Del resto la cosa si ripete due anni dopo quando Tonio si innamora invece di una ragazza, Inge Holm, anche lei bionda dagli occhi azzurri, anche lei asimmetrica e tiepida rispetto al sentimento forte e acceso di Tonio. Il quale poi diventa adulto e scrittore, abbandona la sua città natale dove sta la vecchia dimora sontuosa della sua ricca famiglia (la stessa del romanzo "I Buddenbrook", la stessa della famiglia Mann...) e viaggia all'estero per diversi anni. In Italia si lega d'amicizia con una pittrice e a lei confida in eccitate conversazioni il suo cruccio per quella sottile parete invisibile ma percepibile che separa la vita accesa, tesa, febbrile dell'artista e la torpida, soddisfatta, normale, semplificata vita di chi non ha i grilli artistici e tensioni di talento o genialità che gonfiano le vene dell'animo. Mann crea anche una analogia somatica con questi due mondi vicinissimi ma separati evocando la simbolica differenza/distanza in una estraniazione fra i biondi dagli occhi azzurri, sicuri di se per mancanza di vertigini immaginose, e quelli dagli occhi scuri e febbrili, accesi dall'agitazione malinconica dello stato creativo. Tonio diventato adulto torna dopo anni nella sua città natale, dove i genitori nel frattempo sono morti e la casa è stata venduta e lui la spia come un intruso in incognito. La città stessa sembra rifiutarlo e allora lui sale ancora più a nord, a guardare il mare baltico delle sue estate infantili e una sera scopre, nascosto dietro il vetro della terrazza dell'albergo dove risiede, un salone con una festa danzante dove egli vede, redivivi, Hans e Inge (diciamo dei ragazzi sorprendentemente tali e quali a loro) biondi e con gli occhi azzurri, ignari di tormenti interiori, serenamente tesi alla musica semplice e armoniosa, sincopata e un po' volgare della vita. La vita, la vita! Di quella vita pacata e appagata, senza grovigli e febbri creative, di quegli amori biondi e azzurri, di quella istintiva esistenzialità Tonio Kröger ha un desiderio profondo e struggente, una invidia/nostalgia, sapendo che il suo appagamento sarà molto difficile, se non impossibile. È il conto da pagare, è la condanna inflitta a chi nasce con il fuoco anomalo dell'arte nella mente e nel cuore. Che questa dicotomia sia sempre del tutto vera è discutibile. Si possono fare esempi. Che sia un po' vera, talvolta, è indiscutibile. Si possono fare esempi. Il racconto inventato da Mann (con molti accenti autobiografici) per dire questo struggimento è molto bello, stilisticamente e per andamento narrativo. Una cosa è certa: Thomas Mann era davvero un artista.